Prepariamoci che negli USA i cinquantenni hanno già cominciato a morire di più

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

Il tasso di mortalità dei paesi occidentali è diminuito molto durante il XX secolo. All’inizio del 1900 negli USA ed in Europa difficilmente si superavano i 50 anni. Oggi papà e mamma hanno la ragionevole speranza che la loro figlioletta supererà gli 80 anni. Pensare però che vite più lunghe e migliori siano un destino segnato e come tale irreversibile sarebbe un grosso errore. La salute, e quindi la quantità e qualità di vita, sono il prodotto di una combinazione di molteplici fattori, tra i quali spiccano i “determinanti sociali”. Che società più eguali e più coese siano anche più sane, e quindi migliori, è una tesi sostenuta da molti studiosi e dimostrata in molti lavori (“The Health Gap”, “La misura dell’anima”, “Social Epidemiology” etc.).

Questo implica che l’aumento delle disuguaglianze, delle ingiustizie, delle tensioni sociali si traduce in un peggioramento della salute.

Bene, negli USA il tasso di mortalità tra i bianchi non-ispanici di età compresa tra i 45 ed i 54 anni ha smesso di diminuire a fine anni ’90, e da allora è costantemente cresciuto. Oggi infatti la probabilità che un bianco di mezza età muoia è più alta che 20 anni fa. Se il trend verso un più basso tasso di mortalità non si fosse invertito, negli USA sarebbero morte mezzo milione di persone in meno negli ultimi 14 anni. Questo è quanto riportato da due ricercatori di Princeton sulla prestigiosa rivista scientifica“Proceedings of the National Academy of Sciences”, e ripreso da un articolo di J. Stiglitz dal titolo “Come l’austerità uccide”.

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Se Piketty supporta Podemos

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

L’ultima volta che ho scritto di Podemos su questo spazio si era da poco concluso il processo costituente del partito, durante il quale si erano proposti, discussi e poi votati vari modelli organizzativi e i documenti d’indirizzo politico. Era fine novembre, erano appena stati eletti gli organi direttivi del partito, e Pablo Iglesias faceva il suo primo discorso da segretario generale nel meeting conclusivo in compagnia di Alexis Tsipras. Da allora la macchina organizzativa di Podemos non si è fermata: i simpatizzanti sono stati chiamati a votare su Internet le segreterie e dirigenze del loro municipio, e tra una settimana cominceranno le elezioni per le segreterie regionali. Mentre scrivo una marea umana di più di 100 mila persone ha inondato le strade di Madrid per partecipare alla “Marcia del Cambiamento”, con la quale Podemos ha abbondantemente superato la prova della piazza.

La vittoria di Syriza in Grecia ha fatto molto bene a Podemos. I due partiti godono di ottime relazioni: lavorano fianco a fianco nel parlamento europeo, tutti gli eurodeputati e gli esponenti di spicco di Podemos sono stati in Grecia per partecipare a dibattiti pubblici e riunioni organizzative (alcuni anche più di una volta), e Tsipras è stato spesso a Madrid.

Una delle battaglie più importanti che entrambi i partiti stanno affrontando è quella per la “credibilità”. E risultare credibile ed affidabile in un mondo in cui (ahimè!) le sensazioni e le paure contano molto di più dei fatti e dei ragionamenti è cosa ardua. Soprattutto perché le nostre paure e sensazioni sono spesso il riflesso di un bombardamento mediatico incessante, che non risparmia nessuno.

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L’enorme scandalo delle banche private

Articolo di Vicenç Navarro pubblicato sulla rubrica “Dominio Público” sul quotidiano PÚBLICO, il 2/10/2014, e sul blog dell’autore.

In questo articolo si analizza una situazione che dovrebbe essere considerata scandalosa: quella di un sistema bancario privato che sta ricevendo massicce dosi di fondi pubblici ma non sta rispondendo alle necessità del paese. Invece di offrire credito alle piccole e medie imprese ed alle famiglie, le banche private si dedicano ad attività speculative. Nell’articolo si indica che la Spagna è tra i paesi della OCDE con il più piccolo settore bancario pubblico, il quale è stato smantellato dai governi Zapatero e Rajoy.

Una delle principali cause della crisi delle banche private è l’attività speculativa delle istituzioni finanziarie, conseguenza della deregolamentazione del sistema finanziario stesso, risultato a sua volta dell’applicazione di politiche neoliberiste dei governi di Europa e Stati Uniti (ed in particolare dei paesi dell’eurozona). La paralizzazione dell’attività creditizia (ovvero il fatto che le banche hanno smesso di prestare soldi) ha contribuito enormemente alla crisi economica. Le piccole e medie imprese, che sono quelle che danno più lavoro nella maggioranza di paesi, non hanno potuto più accedere al credito. La stessa cosa è successa con le famiglie. Queste ultime sono state costrette a diminuire la domanda di prodotti e servizi, portando alla paralisi dell’economia.

Questo ha portato gli Stati, sotto consiglio di economisti prossimi alle banche, a salvare il sistema finanziario, con l’obbiettivo di riavviare l’economia. Si è utilizzata l’immagine del sistema finanziario come il sistema circolatorio del corpo economico, che permette al sangue di circolare attraverso l’organismo. Così si sono dati miliardi di euro alle banche private: secondo fonti del tribunale dei conti, nella sola Spagna tra il 2009 ed il 2012 si sono destinati 108 miliardi di euro di fondi pubblici in aiuti alle banche, ovvero il 10% del PIL del 2012. Può darsi che dire che “si siano dati” sia un po’ esagerato. Ma la banca centrale europea (BCE) ha prestato alle banche private centinaia di miliardi a interessi irrisori. Solo per quest’anno si è previsto di iniettare 400 miliardi di euro alle banche per cercare che il credito cominci a scorrere.

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Podemos si dà una struttura e va all’assalto

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

Podemos ha solo 10 mesi ma si sente adulto, pronto per governare. Alle ultime elezioni europee ha mandato 5 eurodeputati a Bruxelles (8% dei voti), e qualche giorno fa i sondaggi lo davano già primo partito spagnolo (27.7% d’intenzioni di voto).

Domenica si è concluso il processo costituente del partito, durante il quale gli iscritti hanno stabilito la sua struttura organizzativa e votato il segretario generale ed i membri degli organi direttivi nazionali. Il congresso è durato due mesi, ed ha visto la partecipazione di più di 1000 circoli e circa 200 mila iscritti (per iscriversi basta registrarsi gratuitamente sul portale Internet del partito). È stato un processo lungo, in certi momenti teso, che ha generato molti dibattiti, e dal quale il nucleo fondatore del partito esce rafforzato e legittimato.

Il processo costituente

Nella prima fase del processo i circoli hanno elaborato dei documenti sotto forma di bozza per definire la struttura organizzativa del partito. Per due giorni (18-19/10) quasi 10 mila persone si sono riunite in uno stadio alle porte di Madrid per discutere queste proposte. Dei 112 mila iscritti che hanno votato via Internet, l’80% ha votato la proposta del nucleo fondatore, ritenuta dai promotori del secondo documento più votato (12%) troppo tradizionale e verticista.

Nella seconda fase del processo si sono votati i membri degli organi principali del partito: il consiglio direttivo con funzioni esecutive (81 membri) e la commissione di garanzia (10 membri), oltre che il segretario generale. Al consiglio direttivo si sono candidate quasi 1000 persone, mentre più di 200 si sono candidate alla commissione di garanzia. I candidati, una volta ricevuto il nulla osta di un circolo, potevano raggrupparsi in liste oppure presentarsi singolarmente. Ogni elettore poteva esprimere un numero di preferenze uguale al numero di membri da eleggere in ogni commissione ed incrociare diverse liste. Alle elezioni hanno partecipato circa 110 mila iscritti, e le liste del nucleo fondatore, che ha proposto una lista completa per entrambi gli organi, sono state elette in blocco a larghissima maggioranza.

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Previsioni a Genova: scienza e società

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

Le critiche per la mancata previsione della recente alluvione di Genova sono ovviamente legittime. Però sono anche sintomo di una relazione difficile, quella tra scienza/tecnologia e società. Sembra che la gente si aspetti che al giorno d’oggi il binomio scienza-tecnologia possa dare una soluzione a tutto. In generale, che ogni evento sia prevedibile, che ogni problema sia risolvibile e che ogni malattia sia curabile. Nell’immediato. Ed ovviamente non è così. Ma se molta gente ha questa percezione, ci deve pur essere una ragione. E la ragione risiede in tre caratteristiche fondamentali del nostro tempo, che rendono impossibile riconoscere la complessità delle cose ed i limiti del progresso: il disinteresse dei governi in fornire ai cittadini un’adeguata cultura scientifica, un’informazione e comunicazione basate sull’immagine e la velocità, una ricerca sempre più permeata dalla logica del mercato.

Sembra assurdo che al di fuori di una Scuola malandata e di un’Università sempre meno attenta alla scienza di base e sempre più attenta ai mestieri (leggasi mercato), non ci siano spazi dove uno possa imparare, crescere culturalmente ed acquisire quegli strumenti e quelle nozioni che gli permettano di avvicinarsi alla scienza. Scarseggiano i programmi di divulgazione, università popolari, corsi di iniziazione ed approfondimento etc. che in un paese dove la cultura e la scienza siano ritenute importanti sarebbero a disposizione di tutti. Scarseggia soprattutto il riconoscimento dell’importanza della scienza, intesa come conoscenza che precede la tecnologia. Ma se assurdo sembra, assurdo forse non è: di cultura non si mangia (nel senso che non ci si può mangiare sopra abbastanza) mentre con l’ignoranza si riempiono urne e chiese.

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La metafora della sinistra come zavorra?

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

“Gianni, passami il cacciavite… Ma ti sembra un cacciavite questo? … Si? … Ma non vedi che è un gattino? Ascolta, fa miao-miao … Come? Adesso si chiama cacciavite? Ahi, ma graffia!”

La stessa scena succede tutti i giorni, in migliaia di conversazioni. Con la “metafora della sinistra” al posto del cacciavite. Non ci si capisce più. Ognuno ha la sua idea di sinistra. E ci può stare, la sinistra non è un cacciavite. È una parola che racchiude un pensiero (che “ribelle in cor ci sta”). Ed un pensiero non è mai perfettamente definito, è fatto per essere interpretato, adattato, arricchito … Il problema nasce quando ad una sola parola (“sinistra” in questo caso) corrispondono pensieri diversi e spesso in opposizione tra loro.

Vista la confusione, c’è da chiedersi se puntare sulla metafora della sinistra sia utile alla costruzione di un’alternativa politica che aspiri a ottenere un largo consenso. Intendiamoci, non tutto in questo mondo deve avere una sua utilità. La politica, però, la si fa con un obiettivo chiarissimo: migliorare le condizioni di vita di un gruppo di persone. C’è chi si batte per migliorare le condizioni di vita della maggioranza delle persone (non lasciare indietro nessuno), e chi punta a migliorare le condizioni di vita di chi già sta molto bene (lasciare indietro tutti, tranne le élites). E se è chiarissimo da che parte dovrebbe stare la sinistra, non è più chiaro da che parte stanno le organizzazioni politiche che si ritengono di sinistra (leggasi soprattutto PD). E questo vale non solo in Italia, ma in tutta Europa.

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Podemos e la costruzione di un’alternativa politica (2/2)

Articolo pubblicato su EsseBlog.it

Dopo aver accennato nel post precedente al contesto spagnolo ed al movimento del 15M, arriviamo al dunque: le caratteristiche che stanno rendendo Podemos una formazione molto popolare tra la gente (20% d’intenzioni di voto), molto temuta dal potere.

Un soggetto politico che trasferisca il potere dalla stanza dei bottoni alla gente

Podemos è nato come un soggetto politico di rottura: nuovo e diverso dagli altri. Da tutti gli altri. La sua narrazione si concentra soprattutto sulla necessità di ottenere più democrazia: il governo della gente, per la gente. “Il potere ha paura della gente, non della sinistra” è uno slogan recentemente adottato anche dal Partie de Gauche francese, a dimostrazione che in Europa c’è già chi si ispira a Podemos. Più democrazia implica partecipazione (ogni cittadino è invitato a partecipare attivamente nei circoli di Podemos, e potrà votare on-line le decisioni più importanti) ed inclusione (per partecipare non viene richiesto nessun carnet ideologico). In pochi mesi sono nati quasi mille circoli territoriali e tematici (date un’occhiata a questa mappa), spesso formati da persone con nessuna esperienza politica alle spalle, ma desiderosi di partecipare al cambiamento e d’accordo su alcuni punti fondamentali. Non ci sono tessere. La gente si riunisce in assemblea, si organizza in commissioni, si discute, si lavora, si delibera, si vota. Per il momento, molto del lavoro è dedicato al dibattito sull’organizzazione del partito (organi e meccanismi decisionali): un gruppo di lavoro centrale ha creato una bozza di proposta ed i circoli possono apportare modifiche e/o elaborare nuove proposte organiche. In ottobre ci sarà l’assemblea costituente del partito, e la gente deciderà. Oltre ai circoli, un altro canale di partecipazione importante è Internet: Reddit, Appgree, Loomio sono applicazioni molto utilizzate che permettono di discutere e prendere delle decisioni in rete. Il crowdfunding è pratica diffusa. Insomma, buona parte del successo di Podemos si deve all’entusiasmo che genera nella gente l’idea di poter contare qualcosa, di poter partecipare ad una trasformazione profonda e necessaria, verso un mondo migliore (il famoso “empowerment” all’opera).

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Podemos e la costruzione di un’alternativa politica (1/2)

Articolo pubblicato su EsseBlog.it.

Sono anni che sento parlare, a sinistra, della necessità di ripartire dalla base, dai territori, dal basso … per costruire un’alternativa politica. E allora mi sono detto che in questo blog forse potevo cercare di ragionare un po’ su come in Spagna sia nato e cresciuto Podemos: un partito nato da molto in basso: dalla gente e dalle sue piazze, strade, università e luoghi di lavoro.

Di Podemos ho già scritto qualcosina all’indomani delle elezioni. Da quell’inaspettato 8% Podemos è cresciuto velocemente, fino a raggiungere, secondo i sondaggi, un 20% circa d’intenzioni di voto. Ed è ormai considerato dall’opinione pubblica e da tutti i partiti come un soggetto politico fondamentale. Al punto che persino il dibattito pubblico organizzato qui a Londra con alcuni esponenti di Podemos (più Ken Loach e Owen Jones) in Spagna è diventato subito notizia da quotidiano nazionale.

La domanda quindi è: come diamine ha fatto Podemos ad arrivare fin qui? A scardinare la politica spagnola ed accendere tante speranze?

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La redefinizione del conflitto di classe

Articolo di Vicenç Navarro apparso sulla rubrica “Pensamiento Crítico” del quotidiano PÚBLICO il 23/06/2014 e pubblicato sul blog dell’autore.

In questo articolo si mostra come parallelamente alla riconfigurazione della struttura sociale dei paesi capitalisti più avanzati, si sia ridefinito il conflitto di classe, oggi rappresentato dal conflitto tra la maggior parte della popolazione, che deriva il proprio reddito dal lavoro, ed una minoranza nelle cui mani si concentra il capitale.
Ne mondo anglosassone la crisi del capitalismo sta riconfigurando l’analisi della struttura sociale. Questo fenomeno è passato quasi inavvertito in Spagna (ed in Italia, ndt), ma acquisterà molto presto grande importanza nella vita politica e sociale di questi paesi. Tanto è vero che si stanno già osservando i primi sintomi. Mi riferisco alla riscoperta delle classi social nei paesi capitalisti più avanzati. La categoria “classe sociale” era scomparsa dal lessico della maggior parte degli analisti che studiano la distribuzione del potere in queste società. Negli ultimi 30 anni, queste analisi si sono focalizzate su categorie di potere quali il genere, la razza e la nazionalità, soffermandosi sulle cause e le conseguenze del fatto che gli uomini abbiano più potere delle donne; che i bianchi abbiano più potere che i neri; o che certe nazioni detengano più potere che altre. Un gran numero di ottimi lavori accademici hanno affrontato questi temi che sicuramente continueranno ad essere studiati, poiché, date le disuguaglianze di potere basate in queste categorie, ce n’è chiaramente bisogno.

La “classe sociale” smise di essere un tema d’interesse in parte a causa del declino del marxismo come strumento per capire la società. Il termine “classe sociale” è scomparso dal pensiero egemonico dominante, incentrato nell’establishment accademico-politico-mediatico statunitense e risultato del trionfo della Guerra Fredda. Negli Stati Uniti parlare di classe capitalista e classe lavoratrice, oppure in Europa parlare di borghesia, piccola borghesia, classe media, classe lavoratrice, viene percepito come una maniera antiquata di vedere la società. Ovviamente una conseguenza (desiderata) di tale visione è che nessuno più parla di lotta di classe, un concetto considerato persino più che antiquato. Questa espressione viene considerata alla stregua di una bestemmia. Chi utilizzava questi concetti ed usava queste categorie veniva considerato come portatore di vecchia paccottiglia. Veniva considerato un “intellettuale”, impermeabile alla realtà che lo circonda. Continue reading

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La Spagna di Podemos

Articolo pubblicato su EsseBlog.it.

Podemos (“Possiamo”) è un partito-movimento nato 6 mesi fa in Spagna, ha contenuti di sinistra, un linguaggio non identitario, un leader popolare e molti, moltissimi simpatizzanti, tra cui alcuni intellettuali di fama internazionale (N Chomsky, E Galeano, N Klein, O Jones, E De Luca …). I sondaggi pre-elettorali lo davano al 2%. Ha poi preso l’8% e mandato 5 deputati (su 54) a Bruxelles, dove faranno parte del gruppo della sinistra europea, quello che aveva Alexis Tsipras come candidato. Il suo successo è senza dubbio uno dei risultati più importanti delle ultime elezioni europee. La sua irruzione ha sconvolto la politica spagnola, ha decretato la crisi del sistema bipolare configurato alla morte di Franco, e palesando la crisi del PSOE (partitdo socialista obrero español), i cui elettori non hanno digerito le sue politiche neoliberiste di austerità, praticamente le stesse che stanno massacrando il paese oggi governato dalla destra. Ma gli elementi che rendono Podemos un caso unico sia in Spagna sia probabilmente a livello europeo, sono le pratiche ed i linguaggi: questi infatti sono gli elementi che hanno portato questa neonata fromazione a prendere più di un milione di voti senza toglierne (molti) alla sinistra tradizionale, che con Izquierda Plural al 10% registra anch’essa un risultato storico. Proviamo quindi a capire il fenomeno Podemos considerando il contesto nel quale è nato, e gli argomenti, proposte, pratiche e linguaggi dei suoi promotori e dei suoi simpatizzanti.

C Continue reading

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